“Resta con me al telefono e continua a guardare dove mi trovo… è una brutta zona e non vorrei avere sorprese”

“Perché sei ancora a casa? Muoviti, ti aspettiamo da un’ora!”

“Non capisco come mai tu stia venendo qui a piedi, in macchina ci avresti messo un terzo del tempo.”

Queste frasi, sino ad ora, hanno sempre potuto avere senso compiuto solo quando affiancate ad altre domande e informazioni.

Fossimo noi la persona del primo periodo di cui sopra, avremo chiesto “Perché?… Dove ti trovi? …”, nel secondo caso avremmo domandato al nostro interlocutore come facesse ad essere così sicuro che fossimo ancora in casa (senza contare che quasi sicuramente avremmo anche spudoratamente negato…) mentre nel terzo infine avremmo dovuto necessariamente rendere edotto il soggetto dall’altra parte del telefono rispetto ai nostri mezzi di spostamento, così che lui potesse, con buona ragione, farci notare come con la macchina si sarebbe potuto risparmiare del tempo prezioso.

In realtà, tra qualche mese non avremo più bisogno né di fare alcuna domanda né di richiedere alcuna informazione: avremo già tutto quello che ci serve. Per sapere dove si troverà una persona infatti basterà semplicemente aprire un’APP nel nostro telefono e verificarlo in tempo reale. Pur già problematica così, la questione non sarebbe di per sé una novità se non fosse che l’APP in questione è in realtà una chat, e la chat in questione ha un bacino di oltre un miliardo di utenti. Il suo nome è WhatsApp.

L’azienda, che come è noto dal 2014 fa parte del gruppo Facebook Inc. (lo conoscete?), sta infatti studiando un nuovo servizio da implementare per i suoi utenti. Si tratta del “Live Location Tracking”, un servizio tramite il quale sarà possibile per degli utenti mostrare la loro posizione in tempo reale ad altri contatti, sia per un tempo determinato che in modo continuativo.

Da un lato sono intuibili i vantaggi: più certezza negli spostamenti, maggior facilità a raggiungere i propri amici, rapidità nelle comunicazioni. Tuttavia sono ben chiarie anche le criticità che un simile servizio comporta. Monitorare la posizione di un soggetto in via continuativa lo espone ad una sorveglianza potenzialmente continua e incontrollata, dove l’unico ostacolo che si frappone tra l’insieme dei miei spostamenti e il mondo è rappresentato da un numero di telefono.

Come è chiaro, il problema, sotto il profilo della tutela della privacy, ha dimensioni non indifferenti.

In Italia la famosa chat era già capitata sotto l’occhio dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali che già nel settembre 2016 aveva avviato un’istruttoria nei suoi confronti e nei confronti di  Facebook in merito alle modifiche intervenute sulle reciproche privacy policy.

Non resta che osservare come si svilupperà la vicenda, soprattutto in prossimità dell’ormai imminente applicazione del Nuovo Regolamento europeo per la protezione dei dati personali (Reg. UE n. 679/2016, applicabile dal 25 maggio 2018), ove sono previste sanzioni rivolte alle imprese che variano dai 10 milioni di euro sino al 4% del fatturato calcolato su base mondiale.